NUDO ALLA META

Commedia veneta in tre atti di ENZO DUSE


Personaggi e interpreti

GERVASIO Cristofoletti: Stefano Baccini - COSMA, sua moglie: Marina Bertoncin

BICE, loro figlia: Laura Peruffo - ZELINDO, fidanzato di Bice: Edoardo Zaglia

ONOFRIO Montalto, padre di Zelindo: Franco Fortin

MEDORO Ubaldi, antiquario: Bepi Quaglio - VERO Sforzin, impiegato: Stefano Trevisan


Regia di Stefano Baccini

Assistenti di scena: Placida Toniolo, Nicoletta Longhin - Servizi tecnici: Franco e Filippo Riatti, , Piergianni Paiuscato, Stefano Dal Moro, Andrea Pastorello, Alessandro Sguotti


Prima periferia di Padova, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Gervasio, modesto contabile in una grossa ditta (produttrice di turaccioli), fa condurre alla propria famiglia una vita di ristrettezze, motivo di continue recriminazioni da parte della moglie Cosma, proveniente invece dalla ricca borghesia terriera; unico suo pensiero, accasare decentemente la figlia Bice con Zelindo, il cui padre è un astuto uomo d’affari, il cavalier Onofrio. Proprio la mattina in cui questi - per altro contrario al fidanzamento - fa la prima visita ai Cristofoletti, Gervasio rientra a casa sconvolto: ha smarrito una grossa busta con dieci milioni in contanti (circa 300 mila euro di oggi!) che stava per depositare in banca. O meglio, egli afferma di averla smarrita; ovvero teme gli sia stata rubata a sua insaputa, perché non ricorda nulla di cosa gli sia successo da quando si è allontanato poco prima da casa, al culmine dell’ennesima discussione con la moglie.

Tra i presenti comincia a serpeggiare la convinzione che, dopo trent’anni di grigia esistenza, Gervasio voglia prendersi una rivincita, simulando il fatto per appropriarsi del denaro. Anche un antiquario, l’indomani, letta sul giornale la notizia dello “smarrimento” dell’ingente somma, viene a proporgli un subdolo piano di riciclaggio… All’improvvisa constatazione del dubbio di disonestà nei suoi confronti, Gervasio non resiste, decidendo d’impeto il suicidio (fortunatamente sventato). Il gesto, che mette di nuovo in crisi tutta la famiglia, è talmente efficace che lo stesso titolare della fabbrica rinuncia a perseguire il dipendente, d’altronde alle soglie della pensione, dopo una vita lavorativa ineccepibile; e, con una transazione “alla pari”, gli conferisce pure una medaglia, riconoscendo la sua integrità morale. Ma non finisce lì, perché la busta coi soldi…


Nudo alla meta debuttò nel 1952 al Teatro Novelli di Rimini, nel periodo di maggior successo della collaborazione artistica tra Duse e la storica Compagnia Veneta di Carlo Micheluzzi. Nel 1962 l’autore riprese e pubblicò il testo con una versione italiana come Una famiglia in prosa, lasciando però la vicenda ambientata espressamente in una cittadina del Veneto. La “prosa” del nuovo titolo rende eloquente il tema “poco poetico” dell’onestà derisa, in una famiglia della piccola borghesia dell’incipiente boom nel Nord Est: quello di Duse non è certo il teatro regionale oleografico, della comicità folcloristica, dei buoni sentimenti, come spesso viene identificata - semplicisticamente - la scena dialettale. Sensibile alla lezione dell’ultimo Gallina, di Simoni e soprattutto di Rocca e di Palmieri nel Teatro Veneto; ma parallelamente di Pirandello, dei grotteschi e degli autori dell’impegno civile a cavallo dell’ultima guerra in ambito nazionale, Duse porta in scena il ritratto di un’umanità lacerata, consapevole che la finzione del teatro altro non fa che smascherare la sconvolta esistenza dell’uomo contemporaneo.

Enzo Duse (1901-1963), rodigino di Villadose e veneziano di adozione, entrò nel mondo del teatro per naturale passaggio dalla professione di giornalista. Critico drammatico al “Gazzettino” e direttore, nel secondo dopoguerra, della “Gazzetta Veneta” di Padova, ebbe il primo importante riscontro sul palcoscenico con la commedia Ladri nel 1936, cui seguirono – tra la produzione in italiano – Introduzione alla vita eroica (1938), Jou-Jou (1946), Cavalcata (1947), Le zitelle di Via Hydar (1949), Poker d’amore (1955) e molti altri testi, allestiti dalle primarie compagnie nazionali (Bragaglia, Benassi, Sperani, Pavlova, Besozzi, Macario…), coltivando un’ampia gamma di generi nella prosa. Fu anche sceneggiatore cinematografico.

L’esordio nel Teatro Veneto avvenne con Virgola, commedia scritta nel 1936 per Gianfranco Giochetti - il maggiore capocomico dell’epoca, interprete prediletto di Gino Rocca e maestro di Cesco Baseggio - ma che arrivò sul palcoscenico solo nel 1942 con la compagnia Micheluzzi. Quasi tutta la successiva produzione dialettale di Duse fu legata a questa famiglia d’arte, che portò al successo, fra i vari testi, anche Quel sì famoso (1945, scritto mentre l’autore era nascosto a Udine, a seguito di una condanna del tribunale della Repubblica Sociale Italiana per l’attività a fianco della Resistenza), Bona fortuna, Piero (1947), Carte in tavola e Queste nostre metà (1951), Mato per le done (1954). Nel 1958, deluso per le incomprensioni insorte con Baseggio sulla messinscena di Cà de Bo, un potente ed originale dramma - quasi un “canto del cigno” della grande stagione del Teatro Veneto moderno - tralasciò di scrivere in dialetto.

Le Commedie Venete di Enzo Duse sono state ripubblicate, nel 50° della morte dell’autore, dall’Associazione Culturale Minelliana di Rovigo, con prefazione del prof. Piermario Vescovo dell’Università Cà Foscari di Venezia.